Pino Diecidue

L’Associazione Culturale Hesperia apprende con tristezza che alle ore 18 del 27 maggio 2018, all’età di 80 anni, è mancato Pino Diecidue, che era stato uno dei grandi galleristi della Milano degli anni ’80 e che, con Hesperia e lo spazio di Villa Borletti aveva ritrovato la forza e il vigore della gioventù. Per l’Associazione Pino aveva curato due grandi mostre: Untitled, collettiva dell’ottobre 2016 e Lienacontinua, collettiva dell’ottobre 2017, che avevano riscosso grande successo. Pino ci mancherà non solo come grande professionista dell’arte, ma, soprattutto per la sua grande umanità e il suo grande entusiasmo. Pensiamo che il modo migliore per ricordarlo siano le stesse parole con cui si era presentato nel catalogo di Lineacontinua e che qui riproponiamo  


Il richiamo della pittura

Anch’io, come molti altri, a metà anni Ottanta ho sentito il richiamo della pittura. Anch’io dipingevo, e, benché lo facessi solo per passione, a un certo punto mi sono trovato ad aver bisogno  di uno studio. Fu Paolo Pessarelli a segnalarmi un annuncio sul “Corriere della Sera” in cui si offrivano in affitto due locali in un cortile di via Bramante 29. Era un bel cortile e in quell’edificio, come recitava una targa apposta sulla facciata, era stato  scritto l’Andrea Chenier. Quei locali sono stati unicamente il mio studio per circa un anno. Poi, nell’inverno del 1988, ho deciso di aprire la galleria. La prima mostra è stata una collettiva alla quale hanno partecipato gli artisti che già frequentavano lo studio: ne ricordo in particolare due, Aldo Damioli e Maurizio Turchet. Oggi può sembrare incredibile che una galleria sia nata così, ma nella Milano degli anni Ottanta gli spazi espositivi nascevano con una frequenza e una spontaneità impressionanti. A poca distanza dalla via Bramante, un gruppo di artisti poco più che ventenni nel 1984 aveva occupato una ex fabbrica, la mitica Brown Boveri. È stato lì che ho visto per la prima volta un’opera di Cosimo Barna (che in seguito ha tenuto una personale alla Diecidue): si trattava di un dipinto su parete intitolato Vibrazioni oltre lo spazio, raffigurava una sequenza di acciughe stilizzate, era lungo 130 metri e alto quasi 7. Spesso in galleria veniva a vedere le mostre una sorta di delegazione della Brown Boveri composta da Milo Sacchi, Giona Rossetti, Stefano Sevegnani e Cristina Cary. Col tempo il rapporto con Milo Sacchi è diventato più stretto; della sua personale alla Diecidue, non potrò mai dimenticare i gatti in formalina. A poco meno di un anno dall’apertura, trovai una socia preziosa in Mariarosa Pividori. La nostra prima collaborazione espositiva fu una mostra di maschere lignee del Friuli, regione di provenienza di Mariarosa: questo anche per dire quanto libera da inibizioni e da “strategie”, come allora era di moda dire, fosse la galleria. A proposito di gallerie, con Mariarosa o con Francesco Grisanti ne andavo a visitare molte. Imprescindibile Toselli, dove ho visto per la prima volta le opere dei transavanguardisti, ma anche per la prima volta le nuvole di Giampaolo Truffa. Da Artra ho visto i dipinti di Clara Brasca, oltre che le installazioni di Cosimo Barna; da Inga Pin le primissime opere dei Plumcake. Più o meno negli stessi anni Cavellini esponeva i lavori di Franco Tripodi, Il Mercato del Sale di Ugo Carrega proponeva quelli di William Xerra, Francesco Correggia, Cristina Ruffoni, Grossetti i dipinti di Lucio Pozzi. Non ricordo dove ho visto le prime opere di Bartolomeo Migliore, ma rammento benissimo la mostra che gli ha dedicato la Diecidue (così come a Truffa, Brasca, Ruffoni, Pessarelli). Lorenzo Alagio l’ho conosciuto in un bar di Stradella (negli anni Ottanta i bar avevano una funzione culturale determinante): da allora è stato uno degli artisti più presenti in galleria. Mariarosa e io, a inizio anni Novanta, abbiamo deciso di spostare la galleria in via Ponte Vetero: lì hanno tenuto le loro prime personali artisti che poi hanno fatto molta strada come Miltos Manetas e Flavio Favelli, ma anche Diamante Faraldo, Martin Hiddink, Filippo Falaguasta, Marcello Mazzella … . Da lì, come già da via Bramante, sono passati affezionati visitatori come Pierre Restany, Enrico Pedrini, Corrado Levi. Dalla fine degli anni Novanta la galleria è diventata interamente di Mariarosa, che l’ha rinominata 10.2!. Io ho continuato a fare il collezionista e il promoter di giovani artisti: in questa veste ho organizzato mostre in spazi pubblici alle quali hanno partecipato Daniela Barzaghi, Apostolo, Paolo Borrelli, Albano Morandi, Anna Lambardi, Pompeo Forgione, Ambrogio Sozzi, Barbara Colombo … . Gian Marco Capraro mi è stato presentato quest’anno da Roberto Borghi come uno “in sintonia con le mie scelte” in quanto “pittore anomalo”. Massì, la pittura mi piace soprattutto quando esce dagli schemi, non è facilmente catalogabile, è un po’ strana come pittura. Borghi dice che questa pittura si chiama “pittorica” ed è un’eredità degli anni Ottanta. Può darsi. Di certo so che per me gli Ottanta sono stati un decennio all’insegna della vitalità, della curiosità intellettuale, della voglia di sperimentare anzitutto per il piacere di farlo. Tutte caratteristiche che ritrovo in Ilaria Del Monte, Alberto Finelli, Stefania Romano, Guido Nosari, Giorgio Tentolini, Pablo Bermudez, Mariangela Zabatino: artisti che sentono a loro volta il richiamo della pittura e che, forse non a caso, sono nati negli anni Ottanta.

 

Pino Diecidue